L’ultima pensata della giunta Salvetti è un museo che non è un museo. Questo ennesimo scivolone degli amministratori labronici in tema di cultura è stato rivelato dal Corriere della Sera e il relativo articolo di Marco Gasperetti è stato collocato in bella evidenza nella home del più diffuso giornale italiano. È una vicenda dove sembrano mescolarsi gli interessi di un collezionista privato con l’iniziativa pubblica che sembra costata parecchi soldi.
“A Livorno c’è un museo che non è un museo – così si apre l’articolo del “Corriere” – È stato allestito, sulla base di un contratto di comodato d’uso, con opere di un privato ma con denaro pubblico (circa 172 mila euro) e attualmente è pubblicizzato dal Comune come «Museo Mediceo». Si trova nei Granai di Villa Mimbelli, già sede di un altro museo (stavolta autentico) dedicato a Giovanni Fattori. Sul sito istituzionale del Comune si legge ancora oggi che «il nuovo Museo Mediceo, al primo piano dei Granai di Villa Mimbelli è una ricchissima e cospicua collezione di quadri, disegni, incisioni, medaglie, monete, oggetti, documenti cartacei, tutti inerenti alla famiglia Medici e al suo profondo rapporto con la città di Livorno, nata proprio dalla volontà del casato fiorentino. Al cancello d’ingresso di Villa Mimbelli sono stati installati grandi cartelli che indicano la collezione come «Museo Mediceo di Livorno» con tanto di logo del Comune.”
L’ammissione che l’esposizione non possa essere definita museo arriva proprio dal Comune as un anno dall’apertura ma soltanto dopo un’interrogazione comunale del consigliere di Fdi, Alessandro Perini. E fa notare il “Corriere”: ma la conferma che istituzionalmente il Mediceo non è un museo sembra un po’ una doppia verità, perché se da una parte si spiega che a livello burocratico la collezione non è presentata come Museo, non si spiega perché il Comune ha realizzato cartellonistica e manifesti con tanto di logo municipale con la scritta cubitale (ma impropria) «Museo Mediceo».
Secondo l’interrogazione, l’iniziativa andrebbe a completo beneficio del proprietario delle opere, che nulla perde ma tutto guadagna in pubblicità e assenza di costi di gestione. Nell’interpellanza, si legge tra l’altro che per diventare museo, la collezione deve avere «precisi requisiti giuridici, organizzativi e scientifici (tra cui autonomia, missione formalizzata, governance e supervisione scientifica), che non sembrerebbero integralmente presenti nel caso in oggetto».
Inoltre dovrebbe essere riconosciuta l’esistenza di un soggetto stabile, con natura giuridica e responsabilità istituzionale, elementi che nel caso in esame non risulterebbero configurati. Dunque, «l’iniziativa appare configurarsi, nei fatti, come esposizione di beni di proprietà privata all’interno di spazi pubblici, senza la costituzione di un soggetto museale autonomo né l’adozione di strumenti tipici delle istituzioni museali».
Secondo Perini, infine, «emergerebbe che il Comune sostiene, con risorse pubbliche, costi rilevanti relativi alla gestione, custodia, manutenzione, comunicazione e valorizzazione dell’allestimento; nonché ulteriori oneri indiretti quali pulizie, sorveglianza, supporto organizzativo e interventi conservativi sulle opere». E questi interventi pubblici «determinano una valorizzazione culturale, reputazionale ed economica di beni che restano integralmente di proprietà privata, con il risultato che il Comune sostiene i costi dell’operazione mentre il soggetto privato beneficia dell’accrescimento di visibilità, prestigio e valore delle opere».
Infine, sempre secondo l’interpellanza, «risulta particolarmente rilevante il profilo delle garanzie scientifiche, atteso che il comitato scientifico sarebbe stato costituito solo successivamente all’apertura dell’allestimento, e comunque, secondo quanto emergerebbe, non pienamente autonomo, risultando la sua composizione e operatività condizionate dal soggetto proprietario dei beni».
“Dunque – si chiede il “Corriere” – il Museo Mediceo è un museo come presentato e pubblicizzato dal Comune sul sito e sui cartelloni all’entrata di Villa Mimbelli o è soltanto un’esposizione privata?”.
A sorpresa il municipio conferma che no, non è un museo. E che la collezione non è individuata come tale «in nessun atto che la riguarda: né nella delibera di accettazione del comodato, né in quella di organizzazione dell’esposizione. In entrambe, infatti, si parla di «collezione di opere d’arte» e di «nuovo spazio espositivo». Nella nota si legge inoltre che «nello stesso Regolamento dei Musei Civici, di recente approvazione, sono menzionati esclusivamente il Museo Fattori e il Museo della Città». Si sottolinea inoltre che «la validità scientifica della collezione e della esposizione è stata dichiarata dal curatore del progetto espositivo e dell’allestimento, il prof. Pierluigi Carofano» e che lo stesso progetto espositivo è stato oggetto di attenta analisi da parte del comitato scientifico e in particolar modo da parte del prof. Franco Angiolini e dalla prof.ssa Gabriella Garzella, storici esperti del periodo mediceo e del cavalierato di santo». Infine si conferma che la spesa per il trasporto e l’allestimento della collezione è stata pari a € 170.787, 80 iva compresa. La spesa per l’assicurazione è pari a € 611,25/anno, mentre nessuna spesa è stata sostenuta per la sorveglianza in orario di apertura «perché garantita dal personale già in forza al Museo Fattori». Si specifica inoltre che la collezione medicea è molto richiesta «dalle scuole, soprattutto materne ed elementari».
Qui sotto il link all’articolo del “Corriere” https://www.corriere.it/cronache/26_giugno_04/livorno-museo-mediceo-1c5b9f2b-e0b6-47ab-9866-c955ae42dxlk.shtml

