Infrastrutture o morte Strade e treni lenti, senza collegamenti le isole

L’umanità, da quando ha deciso di rendersi stanziale, ha sempre avuto la necessità di avere un modo per comunicare, viaggiare, commerciare attraverso le vie di scambio naturali o infrastrutture create dall’uomo.

Le principali civiltà si sono sviluppate infatti lungo i fiumi, lungo le coste, nelle grandi pianure o lungo le vie del commercio proprio perché tutte queste costituiscono la linfa che tiene in vita le comunità, le sviluppa e le accresce sia per dimensioni che per cultura. E lo stimolo a crearne sempre di nuove, materiali o immateriali, è ciò che rende città o nazioni leader e pioniere, capaci di guidare e di attrarre a discapito di tutte le altre.

I sistemi di inurbazione contemporanei non sono più legati al semplice abbandono delle campagne dell’Ottocento o del Novecento ma sono invece fenomeni alimentati dalla facilità di accesso ai servizi, ai trasporti, alle reti, appunto alle infrastrutture. Grandi città ben connesse a aeroporti, stazioni, dotate di metropolitane e di un capillare trasporto pubblico, tendono oggi a crescere in abitanti in un’era di arretramento demografico, a discapito di quelle comunità che rimangono isolate prima infrastrutturalmente e poi culturalmente.

Livorno purtroppo si pone stabilmente nel secondo gruppo. E non è la sola in questa sonnolenta Toscana.
La città labronica annaspa da anni tra chi vuole il Lotto Zero (la connessione superstradale tra il sud della città e la sua provincia) e chi invece vi si oppone con il risultato che non possiamo valorizzare la costa del Romito stante la presenza di una arteria nazionale fondamentale senza la quale si taglia il capoluogo dalla provincia e che raddoppiamo i tempi di percorrenza di tutti i pendolari che si muovono tra Livorno e Rosignano.

La città labronica non ha avuto alcuna voce in capitolo nella realizzazione del People Mover aeroportuale pisano che, di fatto, ha tolto ogni possibilità di collegamento ferroviario diretto con il principale aeroporto della Toscana.

La città labronica è totalmente esclusa dalle linee di alta velocità che connettono il Nord con il Sud o la Pianura Padana con la Capitale, con il risultato di non poter mantenere linee commerciali, dirigenziali, produttive, efficienti (perché sì, l’AV serve anche a spostare manager, rappresentanti, lavoratori, specialisti e questi vengono più facilmente attratti da luoghi che possono raggiungere in poche ore piuttosto che in lunghe transumanze).

La città labronica dibatte da decenni sulla mitologica Piattaforma Europa (una mega espansione a mare del porto commerciale e industriale che è stata progettata talmente in grande da non sostenersi economicamente per nessun investitore).

La città labronica non promuove, non dibatte, non impone il tema dei collegamenti ferroviari di base (la realizzazione di un tunnel di base della Cisa permetterebbe la connessione rapida al Ten-T del Brennero e dunque darebbe linfa al porto commerciale) oppure il tema dei collegamenti autostradali (oltre al Lotto Zero, è scomparso dal dibattito anche il completamento dell’autostrada tirrenica che dopo Grosseto sembra una rievocazione storica dei film in bianco e nero degli anni ’60).

La città labronica non guida la realizzazione di alcun collegamento navale veloce con le sue isole o con le isole maggiori, con l’assenza assoluta di qualsiasi progetto di elettrificazione dei traghetti e con l’assenza di qualsiasi aliscafo o katamarano di alto mare che permettano collegamenti rapidi via mare distaccandosi significativamente dal numero di nodi che facevano i fenici circa 4000 anni fa.

La città labronica ha un servizio pubblico esclusivamente su gomma, non ha una linea di tram, non ha un servizio notturno, anche attenuato, che permetta alle persone di vivere ogni porzione della città.

In questo quadro di totale arretratezza delle infrastrutture non stupisce dunque affatto che Livorno perda popolazione residente anno dopo anno, perda imprese e posti di lavoro, perda giovani che emigrano costantemente e a poco servono ribotte e divertimenti se poi i soldi in tasca di ogni livornese diminuscono anno dopo anno, assieme ai servizi non più sostenibili a causa della miniaturizzazione della base imponibile oppure non più adeguati ad una città che si fa sempre meno densa fino ad evaporare dal suo possibile futuro.

A questa visione in genere si oppone tutto un certo mondo ambientalista, alternativo, conservatore, per via dei costi di investimento e delle necessarie modificazioni del territorio che questi interventi infrastrutturali si portano dietro.

Ma vi faccio un recentissimo esempio: sono stato in questi due giorni a Torino, in treno e il tragitto con il FrecciaRossa Alta Velocità da Torino a Livorno è stato, con appena 10 minuti di ritardo, pari a 4 ore e 20 minuti per un costo di 39€ (in sconto) ma se fossi andato con la mia amica in auto il percorso sarebbe durato 3 ore e 30 minuti, con un costo di carburante e pedaggio di circa 65€ da dividersi per due. Senza considerare la differenza di impronta ecologica tra emissioni di CO2 per persona a chilometro ed altri inquinanti.

Un’ora in meno e quasi dieci euro in meno. Inquinantissimo ma più veloce ed economico.

Che appeal può avere un treno ad alta velocità che ferma non solo nei capoluoghi ma anche a Chiavari, Rapallo, Sarzana, Viareggio, perdendo decine di minuti e viaggiando al massimo a 155km/h con un treno concepito per viaggiare a 350km/h? E’ davvero green spingere le persone a prendere l’auto perché non abbiamo degli spostamenti ferroviari veloci e competitivi?

Essere serviti da infrastrutture obsolete e con servizi non all’altezza non può che mettere in un angolo intere comunità, destinandole alla progressiva marginalità e alla loro progressiva retrocessione economica e culturale.

Livorno, nel pieno di questa tempesta perfetta, preferisce suonarsi la banda in piazza, pur di non fare i conti con un futuro che non ha.

Scopri di più da livorno domani

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere