Un recente studio della CGIL sul lavoro ha messo la provincia di Livorno all’ultimo posto in Toscana per retribuzione, cassa integrazione e aumento dei contratti a tempo determinato. E con il drammatico dato che la maggioranza dei lavoratori è impiegato nell’alloggio e nella ristorazione che, mediamente, ha gli stipendi più bassi di tutti gli altri settori (appena 10.480 euro lordi all’anno). Una statistica che pare scontrarsi con le ultime rilevazioni dell’Agenzia delle Entrate che attribuiscono a Livorno un reddito medio di 26.716 che è superiore di circa 900 euro a quello nazionale. E con un forte incremento (4,1 per cento) nel 2024.
Se andiamo a sviscerare i dati però ci troviamo davanti alla famosa poesia di Trilussa: se una persona mangia due polli e un’altra nessuno, per la statistica ne hanno mangiato uno a testa. In effetti a Livorno l’indice di diseguaglianza economica è superiore alla media toscana registrando un forte livello di polarizzazione e disuguaglianza del reddito con una ricchezza fortemente concentrata. Fenomeno che si riscontra prevalentemente nelle città grandi del Meridione.
Nella nostra città la ricchezza è distribuita in modo fortemente disomogeneo. Secondo le indagini dell’Irpet, la crescita dei redditi si concentra nell’indotto portuale di alto livello, nella logistica avanzata e nelle professioni specializzate mentre una consistente fetta della popolazione è legata a lavoro precario, contratti stagionali e bassa intensità lavorativa. Di conseguenza Livorno ha il 52,1 per cento dell’indebitamento privato derivante da acquisti a rate: è uno dei valori più alti del Centro-Nord ed è la dimostrazione che si è costretti a ricorrere al credito al consumo per le spese ordinarie. Quindi cresce il reddito pro-capite ma ne beneficiano le fasce più ricche mentre quelle più deboli e medie si impoveriscono.
Lo spiega bene una recentissima analisi pubblicata su Fb da John Dillinger, pseudonimo di un antropologo (campo di ricerca tra biopotere e tecnologie) dell’Università di Firenze. Questo il testo:
DISEGUAGLIANZA DI REDDITO A LIVORNO: ECCO I DATI
Le recenti analisi sulla crisi industriale in provincia di Livorno, e in generale sulla situazione dell’economia di Livorno città, fanno emergere l’importanza di evidenziare alcuni dati utili per capire cosa sta accadendo alla nostra città. Vediamo:
Analizzando le città italiane con caratteristiche simili a Livorno per popolazione (circa 154.000 abitanti) o per conformazione geografica, emerge che Livorno presenta un indice di diseguaglianza pari a 10,84. Tra le città toscane che vantano un indice migliore (ovvero una minore diseguaglianza) si distinguono Grosseto (10,36) e Massa-Carrara (10,41).
Nel Mezzogiorno, le città che presentano un livello di polarizzazione del reddito più vicino a quello livornese sono i grandi centri metropolitani. Mentre vi sono molte province del Sud hanno indici di diseguaglianza “migliori” a causa di redditi mediamente più bassi e meno concentrati (come Vibo Valentia a 7,67), le realtà urbane più simili a Livorno per complessità sociale sono: Palermo: 10,45; Napoli: 10,50; Catania: 10,20.
Questi dati indicano che Livorno, pur essendo nel centro Italia, condivide con le grandi metropoli del Sud una struttura di diseguaglianza urbana più marcata, con un indice di diseguaglianza maggiore sia rispetto alle metropoli del sud che, oggettivamente, rispetto alla media dei comuni toscani.
Reddito pro capite a Livorno e confronto nazionale
L’ultimo dato disponibile, basato sulle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2025 (riferite all’anno d’imposta 2024), delinea per Livorno città un quadro di crescita superiore alle medie di riferimento: Reddito medio pro capite Livorno città: € 26.716; Reddito medio pro capite Italia: € 25.820.
Livorno si colloca dunque circa il 3,4% sopra la media nazionale. La città ha registrato un incremento del reddito del 4,1% nel solo 2024, superando la crescita di altri capoluoghi toscani come Pisa (+2,9%) e posizionandosi ai vertici regionali insieme a Firenze, Siena e Lucca. Nonostante questo benessere statistico , la persistenza di un indice di diseguaglianza critico suggerisce che tale ricchezza non sia distribuita uniformemente, ma tenda a concentrarsi in specifici segmenti della popolazione. A Livorno se il reddito medio cresce o decresce, come negli anni precedenti al periodo ’22-’25, permangono comunque le forti diseguaglianze che si sono create nell’ultimo quarto di secolo.
Un fattore distintivo di Livorno è la rilevanza del reddito derivante da fabbricati, che incide per il 32,8% sulla composizione del reddito totale. Questo dato è fondamentale per comprendere la diseguaglianza livornese : la ricchezza è sempre più legata alla rendita di posizione e meno alla capacità produttiva del lavoro. Inoltre, la debolezza strutturale del reddito medio livornese, associata a una forte concentrazione della proprietà immobiliare, suggerisce un indice di diseguaglianza locale che tende a divergere negativamente rispetto alla media toscana. In particolare, la distribuzione per classi di reddito a Livorno evidenzia una frequenza elevatissima nella fascia tra 0 e 10.000 euro e tra 15.000 e 26.000 euro, mentre la fascia superiore ai 55.000 euro è estremamente ristretta, segno di una polarizzazione della ricchezza che penalizza la classe media e le classi subalterne.
La diseguaglianza a Livorno non è solo un dato statistico, ma una condizione che colpisce segmenti specifici della popolazione. L’analisi dei dati Caritas e dell’Osservatorio Sociale Regionale permette di mappare le vittime della trasformazione economica dell’ultimo venticinquennio. Il settore più colpito è quello dei lavoratori. A Livorno, la figura dell’operaio specializzato con reddito garantito è stata sostituita dal lavoratore povero (working poor). Circa il 27% delle persone che ricorrono ai servizi della Caritas dichiara di avere un’occupazione, ma i cui proventi non sono sufficienti a coprire i bisogni fondamentali. Questa condizione è particolarmente diffusa nel settore della logistica, delle pulizie, della ristorazione e del turismo. Si tratta di segmenti caratterizzati da contratti part-time involontari, stagionalità estrema e, in molti casi, lavoro grigio. A livello regionale, l’incidenza del lavoro povero in settori come la ristorazione supera il 50%, e Livorno, con la sua economia legata ai flussi portuali e crocieristici, riflette pienamente questa dinamica. Un altro settore sociale duramente colpito è quello degli anziani. Nonostante la percezione che le pensioni costituiscano un reddito stabile, oltre il 70% dei pensionati che si sono rivolti ai centri di ascolto vive sotto la soglia di povertà relativa. Questo fenomeno è legato a due cause principali: da un lato, pensioni calcolate su carriere lavorative frammentate o contributi minimi; dall’altro, l’indebolimento delle reti familiari. Con l’aumento dei costi energetici e dell’abitare, molti anziani livornesi che vivono soli si ritrovano in una condizione di indigenza nascosta, incapaci di far fronte a spese impreviste anche di piccola entità, come un esborso di 800 euro per cure sanitarie o riparazioni domestiche
Evoluzione dei redditi nominali e inflazione (2015-2025)
Per stimare il potere d’acquisto dei livornesi, è necessario confrontare la crescita dei redditi dichiarati (valore nominale) con l’indice dei prezzi al consumo (inflazione).
-Reddito nominale: Nel 2015, il reddito medio a Livorno era di € 21.731. Dopo una flessione nel 2020 a € 20.884 causata dalla crisi industriale e pandemica , il dato è risalito a € 24.000 nel 2022, fino a toccare il record di € 26.716 nelle ultime rilevazioni (anno d’imposta 2024). La crescita nominale totale nel decennio è stata di circa il 23%.
-Inflazione cumulata: L’indice nazionale dei prezzi (NIC), con base 100 nel 2015, ha raggiunto il valore di 122,6 a dicembre 2025. Ciò significa che il costo della vita è aumentato mediamente del 22,6% nello stesso periodo.
-Risultato: A livello statistico medio, il potere d’acquisto nel 2025 è sostanzialmente tornato ai livelli del 2015 ma con una incidenza sensibilmente maggiore dei redditi da rendita immobiliare e di conseguenza minore di quelli da economia produttiva.
Fattori critici: debito e diseguaglianza
Nonostante il recupero della media statistica, il potere d’acquisto “reale” dei livornesi resta gravato da due fattori specifici:
-Indebitamento elevato: Livorno è una delle province italiane con il più alto livello di indebitamento in rapporto allo stipendio. Per saldare i debiti contratti dalle famiglie (spesso per sostenere i consumi durante gli anni di crisi), occorrerebbero mediamente 22,1 buste paga intere, contro le 17 della media nazionale.
-Vulnerabilità sociale: Sebbene il reddito medio sia alto, circa il 18-20% delle famiglie livornesi dichiara ancora di arrivare a fine mese con difficoltà o grande difficoltà. Inoltre, quasi una famiglia su sei non sarebbe in grado di affrontare una spesa imprevista di soli 800 euro.
In sintesi, il potere d’acquisto a Livorno al 2025 risulta ricostituito rispetto a dieci anni fa, ma appare molto più fragile: la ricchezza si è concentrata nei settori a alta specializzazione o rendita, mentre una parte significativa della popolazione (i working poor e i residenti dei quartieri nord) percepisce un peggioramento delle proprie condizioni di vita effettive. La grande ristrutturazione dei redditi degli ultimi dieci anni livornesi ha sostanzialmente mantenuto inalterato il potere di acquisto medio ma ha allargato le diseguaglianze.
