La spirale d’odio in cui è precipitato lo stato israeliano dopo aver subito la strage di Hamas nell’Ottobre 2023 ha messo in luce anche i rapporti che ci sono tra lo stato di Israele e le varie comunità ebraiche sparse per il mondo. E purtroppo in moltissimi casi abbiamo assistito ad una quasi totale adesione ai metodi “infimi e incivili” con i quali lo stato di Israele ha perpretrato senza vergogna un genocidio su larga scala dei Palestinesi di Gaza e aumentato la sua forza di oppressione e colonizzatrice in Cisgiordania e nel sud del Libano.
Confesso però che, pur di fronte a forze fasciste come quelle ultranazionaliste al potere in Israele, mi sarei aspettato una forte opposizione sia interna ad Israele, sia sparsa tra le varie comunità ebraiche nel mondo, proprio in virtù del genocidio che quel popolo ha subito appena 80 anni fa.
E invece abbiamo assistito a proteste costanti in Israele solo ed esclusivamente per la liberazione degli ostaggi detenuti di Hamas, ottenuti i quali la protesta è evaporata e fonti interne allo stato ebraico dimostrano come una fetta maggioritaria della popolazione sia per la pulizia etnica di Gaza e Cisgiordania e addirittura la metà dei giovani sia per il loro letterale sterminio.
Tranne pochi sparuti individui di fede ebraica, anche le comunità ebraiche mondiali sono rimaste silenti di fronte al genocidio e alla distruzione di Gaza e talvolta lo hanno pure giustificato, nonostante la proporzione di morti sia andata ben oltre il biblico principio “occhio per occhio” e per i 1.400 circa morti israeliani abbiamo assistito all’uccisione diretta di oltre 70.000 palestinesi e probabilmente di un altro centinaio di migliaia di morti di stenti, freddo e mancanza di cure. Un rapporto di 1 a 100, ben superiore a quello di 1 a 50 ordinato da Hitler dopo l’attentato di Via Rasella e ben superiore al rapporto di 1 a 10 poi effettivamente portato a termine nelle Fosse Ardeatine.
La comunità ebraica livornese ufficialmente è rimasta in un assordante silenzio di fronte a questa spirale di odio e violenza ed in queste occasioni il silenzio è complicità. Una adesione alle posizioni del governo di Israele invece addirittura è stata rivendicata da alcuni membri autorevoli della comunità ebraica labronica, senza alcuna vergogna.
E pensare che non meno di due anni fa proponevo, tramite il consigliere comunale Andrea Morini, di provare a distinguere lo stato di Israele dalla Comunità Ebraica, cercando di organizzare un incontro proprio con i rappresentanti ebrei livornesi per valutare la possibilità di un gemellaggio con la città spagnola di Cordoba, dalla quale, nella diaspora sefardita, venne un gran numero di ebrei perseguitati nella nostra città, aperta di lì a poco a tutti con le Leggi Livornine.
A questa mano tesa, prima privata, poi pubblica, è seguito solo un profondo silenzio, una chiusura in sé stessi e una chiusura ad una città che invece si è fatta vanto per anni di averli accolti e di non averli relegat in un ghetto chiuso.
Il silenzio e la contiguità con le idee razziste e suprematiste dell’attuale stato di Israele non fanno altro che gettare i semi futuri per una nuova, la quinta, persecuzione di un intero popolo, ovunque esso sia, qualora uno stato totalitario decida che la comunità ebraica sia nuovamente un nemico della nazione. E visto che la democrazia liberale vacilla in favore di crescenti autocrazie e dittature, quella terribile distopia andrebbe sminata da subito opponendosi alla barbarie anche e soprattutto quando questa è perpetrata da comunità a noi affini.
La comunità ebraica livornese si svegli e onori la storia secolare che ha avuto nella nostra città o sarà ricordata con inevitabile disonore.
Edoardo Conan Marchetti

