Museo Mediceo un’occasione che rischia di fallire

        

         Con riferimento alla polemica, peraltro di eco modesta e corrispondente all’interesse medio per la cultura a Livorno, suscitata dall’articolata interrogazione comunale sul Museo Mediceo di Livorno del consigliere Alessandro Perini, che ne contesta il valore museale e l’utilità pubblica, pare utile trascrivere i testi del sito che presentano il similare Museo dei Medici di Firenze, per un opportuno e ideale confronto. Eccoli:

         Il museo è un ente culturale senza fini di lucro che opera in collaborazione con le principali istituzioni italiane, nel quadro degli standard ICOM (International Council of Museum), per tutelare e valorizzare la memoria della dinastia che ha contribuito in modo decisivo alla grandezza di Firenze e della Toscana.

         Una delle peculiarità del museo è la possibilità di presentare al pubblico opere d’arte e documenti originali provenienti da importanti collezioni private. Si tratta di materiali raramente accessibili, che entrano per la prima volta in un percorso espositivo strutturato, offrendo uno sguardo esclusivo sulla storia medicea.

         I principali musei della città raccontano gli spazi in cui vissero i Medici e le opere che raccolsero. Il nostro museo ne approfondisce le vite, le scelte e le personalità, restituendo il profilo autentico di queste donne e uomini straordinari.

         Il  museo è un centro di conservazione e ricerca, uno spazio dinamico che promuove attività culturali, scientifiche ed espositive. Qui prendono forma eventi, conferenze ed esposizioni realizzate in collaborazione con autorevoli enti culturali pubblici e privati, con l’obiettivo di ampliare la conoscenza e la valorizzazione della storia medicea.

         Il Museo dei Medici di Firenze aderisce al Codice Etico di ICOM per i Musei che, in quanto codice di autoregolamentazione professionale, fissa gli standard minimi di condotta e di performance professionale e di prestazioni per i Musei e il loro personale.

         Orbene, la realizzazione del Museo nei Granai di Villa Mimbelli, pur in ambiente fuori luogo, è stata suggestiva e condotta con tratti di raffinatezza, il curatore Pierluigi Carofano ha operato con la sicura professionalità del suo curriculum scientifico, ma il percorso museale sconta il peccato della sua origine: la casualità e accidentalità della raccolta collezionistica messa insieme sul mercato privato. In conseguenza di ciò, in questo anno di apertura (e anche chiusura), il Museo Mediceo ha stentato a collocarsi e perseguire le finalità proprie di un museo, come sopra scritte. “Il percorso espositivo strutturato” è disperso dall’occasionalità dei pezzi esposti, che il raggruppamento tematico non riesce a “incollare”, mentre manca “il racconto” di Livorno, che pure fu la maggiore realizzazione medicea. Si suppone che la volontà di esporre la collezione non ha consentito di inserire pezzi “estranei”, pur in possesso del Comune (i busti medicei che ci stanno a fare a Villa Fabbricotti?). I termini della convenzione sembrano poi ingessare le possibilità di scambio e interlocuzione, che è un’essenziale attività dei musei con le altre istituzioni culturali.

         Tuttavia, l’investimento pubblico è stato fatto, il Museo implementato, per cui a questo punto urgono sostanziali interventi correttivi, da adottare secondo gli standard dell’ICOM, cui ovviamente il Museo Mediceo non può ora aderire. Anche se resta poco del periodo mediceo, ma un palazzo come quello del Picchetto c’era per farci la sede del Museo, Livorno è stata la città più medicea della Toscana e ha senso ospitarvi un museo. Un museo però di livello, in grado di richiamare veramente il turismo culturale, puntando sulla qualità e sulla storia “alta” della città, e non sull’irreale vulgata che va sempre più per la maggiore.

Massimo Sanacore

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