Testimonianze medicee e architetture razionaliste

Vorrei tanto che i lavori finalmente in corso alle banchine dei pescherecci, svolti per conto dell’Autorità portuale, fossero solo l’avvio d’una riqualificazione complessiva dell’intera piazza del Pamiglione.

Sognando la realizzazione d’un silos ipogeo che sostituisca l’indecoroso parcheggio che occupa e devasta piazza Unità d’Italia.

Un affaccio sul cuore antico dei traffici portuali, reso inguardabile dalla proverbiale sciatteria delle nostre Amministrazioni pubbliche, con le barriere New Jersey che rubavano la scena:

è da tempo considerato come malinconico tratto di viabilità urbana che unisce due rotatorie, da attraversare e basta.

Eppure è tra i luoghi più scenografici della città, con le splendide suggestioni della Fortezza (resa acquatica), i Quattro Mori, il Gran Duca, il ponte dei Sospiri (poi dei Francesi), la Darsena vecchia, il Palazzo dei Portuali.

E quello squarcio prospettico che inquadra il Palazzo del Governo.

Un estratto di pura identità labronica, emblema d’una città medicea che fa da contraltare alle architetture del periodo razionalista, il miglior compendio per intrecciare le più importanti fasi storiche dello sviluppo urbano.

Già, l’architettura razionalista, una presenza trascurata e dimenticata.

Invece, è esperienza culturale prestigiosa della modernità non-banale, la nostra è l’unica città toscana a poterla vantare in forme così impregnanti. Sulle sue presenze può essere costruito un intrigante percorso turistico e storico.

Per riscoprire e valorizzare gli influssi piacentiniani, le facciate di Legnani, Venturi, Vagnetti, Salghetti Drioli, un comparto urbano che qualcuno ha definito come piccola EUR.

Culmina, per l’appunto, nella bella e negletta piazza Unità d’Italia, che poi spinge i nostri passi al cospetto dell’antica darsena.

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