Certo, l’attenzione non è mai troppa, soprattutto sui cantieri edili, ma occorre discernere la fumosa propaganda, e capire dove risiedono le fonti del diritto, le reali competenze istituzionali.
Nel senso che sono già in vigore adeguate normative e procedure di legge, con Enti a cui è demandato il compito di farle rispettare.
Sicché i “manifesti” del Comune appaiono solo frittelle di retorica.
Tanto per dire: l’art. 11 del Codice degli Appalti prescrive l’applicazione dei Contratti collettivi, individuati preliminarmente dagli Enti committenti, con tutta una serie d’atti cautelativi da adempiere, a garanzia dei regolari pagamenti da parte delle imprese appaltatrici, sia di retribuzioni che di contribuzioni.
Come pure sono in vigore obblighi stringenti per la prevenzione degli infortuni e la tutela della salute dei lavoratori; con figure di riferimento che ne verificano le osservanze.
Senza poi dimenticarsi della presenza d’una pletora di Enti e soggetti (Ispettorato del lavoro, INPS, INAIL, ASL, ANAC, Sindacati) e del quadro giuridico che stabilisce quel che rientra nell’ambito della loro vigilanza e i poteri ispettivi.
Ci manca che il Comune voglia ritagliarsi ruoli sovraordinati che non gli appartengono (per cui c’è la Prefettura), quando non garantisce a sufficienza per i compiti che gli sono attribuiti!
Per la migliore tutela dei lavoratori, infatti, occorre innanzitutto che il lavoro ci sia, e possegga idonee caratteristiche:
ecco dunque la responsabilità del Comune nella promozione economica del territorio, nell’indirizzo selettivo verso quelle attività e quei servizi che garantiscono la buona occupazione.
Inoltre, è compito del Comune/Stazione-appaltante far “atterrare” investimenti, elaborare progetti realistici, aprire cantieri e portarli a buon fine.
Insomma, a me sembra che il fallimento registrato di fronte alle dirette responsabilità operative, spesso per difetto di capacità e competenze, faccia dirottare Sindaci e Assessori verso occupazioni vaghe e pretenziose, che sentono più consonanti con le proprie generiche attitudini.
Nelle quali trovano terreno più fertile per le buone campagne pubblicitarie.

