Leggo finalmente, sul Tirreno, le parole di buonsenso del Presidente di Uniport de Filicaia, in un contesto livornese degradato da atteggiamenti meschini e/o sconsiderati.
Parole che tradurrei così:
una città che intende realizzare la Darsena Europa non può tollerare che il suo Sindaco alimenti baruffe, infantili e improduttive, proprio col Ministro delle infrastrutture;
o promuova conflittualità perenni col Prefetto che diventerà Commissario a quell’opera.
Siamo all’abc della politica, l’imperizia di chi è investito della rappresentanza collettiva può condizionare negativamente il futuro d’innumerevoli persone.
Gianfranco Lamberti, per raggiungere i suoi obiettivi, non aveva remore a rapportarsi amichevolmente col Ministro Matteoli, che correttamente reputava Autorità istituzionale, non esponente della Destra.
E tuttavia…
ho la sensazione che le pur assennate considerazioni si fermino in superficie, non tocchino il cuore del problema.
Le prospettive incerte della nuova Darsena non scaturiscono soltanto dal logoramento dei rapporti politici e personali, che sarebbero ben poca cosa.
Sono gli scombussolamenti internazionali che la mettono a rischio, la migrazione ineluttabile di affari e finanza verso altre regioni del globo, la riconfigurazione dei flussi di traffico e delle rotte, la deindustrializzazione degli hinterland, la mancanza delle infrastrutture di contorno, le imprevidenze d’amministratori regionali e locali, messe impietosamente a nudo dal guasto d’un ponte mobile.
Raccontiamoci la verità: il nostro porto è destinato a perdere centralità e appetibilità.
A ciò si aggiunga che la dimensione finanziaria dell’operazione sta raggiungendo soglie inarrivabili, col tempo si amplia e la rincorsa diventa più affannosa;
che i prestiti bancari necessari metterebbero l’Autorità in ginocchio per lunghi anni, limitandone le attività correnti e le pratiche gestionali ordinarie;
che la sensibilità ambientale costituisce una barriera culturale sempre più ardua da sottovalutare.
Se Livorno fosse dotata d’intelligente lungimiranza, sentirebbe l’esigenza di nuovi studi di fattibilità, di revisioni progettuali improntate a pretese più ragionevoli, mettendo a frutto quanto già realizzato.
Si dedicherebbe alle modifiche migliorative delle strutture già esistenti, all’efficientamento complessivo, non si estenuerebbe con ambizioni fuori scala che intralcerebbero anche i progressi possibili.
Ma Livorno è quel che è, in balia dell’ottusità dei decisori politici e dell’ingordigia di chi insegue affari improbabili.
