Una caratteristica sorprendente (almeno rispetto alla vulgata modernista e propagandista) dell’ultima analisi di Newsweek del 2026 sui centri sanitari italiani e internazionali, è la miglior posizione nella graduatoria dell’efficienza e della risposta ai bisogni dei cittadini dei cosiddetti “vecchi” ospedali rispetto a quelli edificati negli ultimi vent’anni secondo la cosiddetta “intensità di cura”.
Una fotografia particolarmente significativa in Toscana dove gli “ospedalini”, costruiti di recente secondo la filosofia modernista dell’ex presidente regionale Rossi e dei suoi successori (dietro la quale si è nascosta la ferrea determinazione di risparmiare sui servizi agli ammalati), sono agli ultimi posti nella classifica. Una graduatoria che si basa sull’efficienza della risposta di cura, la qualità della ricerca e la capacità di attrarre professionisti sanitari.
È impressionante vedere come tutti e quattro gli ultimi ospedali costruiti in Toscana (Massa, Lucca, Prato e Pistoia) si trovino agli ultimi posti della classifica battuti di gran lunga dai nosocomi storici ristrutturati. Tralasciando la ovvia superiorità di Careggi a Firenze, di Cisanello/Santa Chiara a Pisa e delle Scotte a Siena, che sono centri universitari, vediamo che gli “antichi” ospedali di Arezzo, Santa Maria Nuova a Firenze, Grosseto e Pontedera sono discretamente piazzati a livello nazionale.
Addirittura il vecchio e malridotto Spedali Riuniti di Livorno, la cui ristrutturazione è stata colpevolmente abbandonata dall’Asl con la complicità del Comune inseguendo la chimera del nuovo “ospedalino”, sopravanza nella classifica (76esima posizione, con un guadagno di 12 posizioni rispetto all’anno precedente) le quattro nuove strutture sanitarie volute dalla Regione. Infatti gli ospedali di Lucca (83esimo posto), Prato (93esimo), Pistoia (117esimo) e Massa (109) sono nella parte finale della classifica italiana quanto a livelli di cura, ricerca e qualità dei professionisti.
Per Livorno quindi, almeno stando alla graduatoria dell’autorevole pubblicazione USA, si prospetta un futuro peggioramento della risposta sanitaria visto che Regione, ASL e Comune sono pervicacemente determinati a dismettere i vecchi Spedali Riuniti e a sostituirli con un mini-ospedale simile a quelli di Lucca, Prato, Pistoia e Massa. Un’operazione decisa una quindicina di anni fa e che ha interrotto a metà l’oculato lavoro di ristrutturazione e di efficientamento della antica struttura novecentesca. Scelta quest’ultima che ha funzionato benissimo in altri ospedali toscani (Careggi, Santa Maria Nuova, Arezzo, Siena, Grosseto, Pontedera) dove il servizio garantito ai cittadini risulta migliore rispetto ai nuovi ospedali come certifica la classifica di Newsweek basata sul parere di migliaia di operatori sanitari.
Viceversa la Regione, con il Comune di Livorno accodato, sta per imbarcarsi in un’operazione di oltre 300 milioni a debito (nonostante le rassicurazioni degli anni scorsi) e che la vedrà mettersi nelle mani di un ente finanziatore cui si dovrà restituire in 40 anni circa mezzo miliardo. Senza contare gli inghippi tecnici e burocratici che si profilano (parcheggi insufficienti, corsi d’acqua tombati in zona, mancanza di una valutazione ambientale complessiva, spreco di patrimonio pubblico per la demolizione di edifici in piena efficienza, distruzione di un parco pubblico) e il fatto che mezza città sia contraria alla localizzazione individuata.
Un esborso di soldi enorme per ritrovarsi tra sette o otto anni se va bene con un ospedaletto come quelli di Prato, Pistoia, Massa e Lucca che garantirà un’assistenza inferiore a quella di un ristrutturato Spedali riuniti. E siamo ottimisti dicendo sette o otto anni perché Regione e gli ultimi sindaci livornesi (Cosimi, Nogarin e Salvetti) hanno impiegato sedici anni solo per decidere la localizzazione (sbagliando) e realizzare il progetto di massima del mini-ospedale.
