Il gestore, a chi vuol entrare gratuitamente, così risponde:
“Deve pagare l’ingresso, questo è uno stabilimento privato. Se non vuol pagare vada alla spiaggia libera”.
Già, ma dove sono le spiagge accessibili e sufficientemente attrezzate?
Forse lo è quella dei Tre Ponti, diventata una cloaca, mentre il Comune avrebbe dovuto custodirla e curarla come una reliquia preziosa da destinare alla libera balneazione?
A bilanciare un’estesa appropriazione abusiva della linea di costa, ricoprendo col cemento la battigia e dichiarandola zona concessionata (con l’illegale riconoscimento da parte del Comune),
non doveva almeno esser attuata un’azione compensativa con la valorizzazione delle spiagge rimaste proprietà collettiva?
(non lo sono, accessibili a tutti, le belle scogliere)
E invece…
l’assessore Viola Ferroni ha addirittura minacciato la querela, negando l’evidenza, quando ho contestato – con tanto di prova fotografica – lo spargimento, su quell’arenile, di luride e argillose terre di risulta per un ripascimento controlegge.
Pare quasi emergere una sorta di convergenza pubblico-privata, nel forzare i livornesi a pagare la tassa estiva affollando gli stabilimenti…
Sorprende, tuttavia, il consenso di un ceto piccolo-borghese al mantenimento di steccati che pur ostentano la separazione sociale.
Si tratta di quelle persone, confusamente di sinistra e anima del piddì, a cui un modesto privilegio basta per alimentare l’anacronistico orgoglio di casta.
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