Il 19 maggio, in un intervista concessa a T24, un giornale online di Confindustria, Salvetti ha affermato perentoriamente:
“resto assolutamente convinto che la Darsena Europa debba andare a bando nella sua interezza, senza primi e secondi lotti.”
Oggi sul Tirreno, Raugei, Presidente della Compagnia Portuale, sostiene che occorre:
“accelerare sul bando per la concessione dei primi piazzali della Darsena Europa, anche perché aspettare il completamento totale dell’intero pacchetto Darsena Europa significherebbe rinviare ancora di molti anni, almeno fino al 2031, la piena operatività dell’infrastruttura.”
È una diversità di vedute clamorosa, che evoca un feroce conflitto tra il piddì (con Raugei e i portuali) e il Sindaco (patrocinatore di quegli interessi locali che a lui si sono improvvidamente affidati).
Avviene peraltro in un momento molto delicato, perché nel Piano complessivo dell’opera mancano ancora numerosi tasselli essenziali.
– Il quadro finanziario, come delineato dal contratto di appalto siglato più di quattro anni fa, è infatti inattendibile.
Si fonda su Capitolati modificati e ampliati in tempi successivi alla stipula, a causa delle prescrizioni VIA, nonché su prezzi e computi che da allora hanno avuto cospicui incrementi, ponendo peraltro notevoli difficoltà alla gestione giuridica e economica.
Con forti aumenti dei costi a cui far fronte con ulteriori risorse.
– Non sono ancora progettate e finanziate le opere strategiche di collegamento col resto del mondo, con la priorità del ponte mobile sullo Scolmatore e la deviazione del Canale dei Navicelli, di cui siamo solo alla fase delle buone intezioni.
– Non è progettato e finanziato neanche il consolidamento della seconda vasca di colmata.
– Non sono state definite le strategie ambientali di contenimento degli impatti sulle praterie di posidonie, con i monitoraggi e le operazioni di tutela conseguenti, reclamati da un Ente Parco che appare essere sul piede di guerra.
– Tutto questo bailamme, all’interno di una prospettiva geoeconomica poco invogliante, con la deindustrializzazione dei bacini di riferimento e gli scombussolamenti globali per le nuove rotte che penalizzano il Mediterraneo.
Insomma, la situazione è oggettivamente precaria, al di là delle danze propiziatorie dei politici di professione, che di professione non dicono la verità.
Per giunta, le attitudini relazionali e diplomatiche del buon Luca, sommamente nefaste per la città, non sono certo d’aiuto….
Che fare?
Al di là delle bramosie imprenditoriali in gioco, l’Etica pubblica pretende che sia assunto – come stella polare – il vantaggio della collettività, essendo il nuovo porto costruito con risorse che appartengono a tutti noi.
Da ciò discende che qualunque struttura intermedia, se scorporabile funzionalmente, dev’esser messa a profitto pur se non si giunga a conclusione dell’opera.
Conservare in naftalina quei piazzali, pronti tra poco tempo a prescindere dalle avventurose sorti del resto dell’opera (che con questi chiari di luna potrebbe non esser mai fatta), sarebbe una grave ingiuria agli interessi generali e uno spreco insostenibile.
Una volta scelta la strada virtuosa del beneficio collettivo, nessuno potrà recriminare su chi sarà il tycoon che ne trarrà il maggior utile.
Quindi, ‘pollice recto’ per Dionisi, Raugei e chi la pensa come loro.

