Una volta c’era SPIL.
Una Società che, fino all’operazione parcheggio, era il fiore all’occhiello della città, un soggetto pubblico attivo e produttivo nel settore della promozione economica e industriale.
Con la pregevole rivitalizzazione d’aree dismesse come i vecchi siti della Vetreria Borma, delle Officine San Marco, del Mobilificio Giannetti, della CMF.
Oggi c’è LEM.
Una sostituzione che non rivela soltanto la degradazione degli orientamenti economici, ma denuncia la mutazione maligna dei cromosomi culturali e politici della città.
Il Comune affidava a SPIL il compito di riqualificare l’area livornese sotto il profilo imprenditoriale, anche – e non solo – con l’acquisto e trasformazione di spazi industriali dismessi.
Spil operava per accrescere l’attrattività del territorio, al fine di concretizzare innovative e virtuose iniziative economiche.
Provvedeva alla riqualificazione urbana, alla gestione dei programmi complessi di finanziamento pubblico, agli investimenti produttivi e infrastrutturali, all’erogazione di servizi qualificati alle Imprese e alle Pubbliche Amministrazioni.
E otteneva importanti risultati.
Poi venne incaricata della costruzione del parcheggio sciagurato all’Odeon.
I debiti l’hanno ferita, ma una ancor più devastante gestione della successiva crisi finanziaria l’ha distrutta, procurando lucro a banche creditrici e avvoltoi che ne auspicavano l’agonia.
Nessuno ha pensato di salvarla e rilanciarla, proteggendola da un’avvilente sommatoria di forzature statutarie, d’abbagli previsionali, di compravendite arbitrarie, d’errori esecutivi e progettuali, di costi esorbitanti, di scelte finanziarie avventurose, d’alienazioni patrimoniali dubbi.
Che hanno condotto al dissesto societario, al danno erariale con perdite immense di beni collettivi.
Tutto a causa d’un’iniziativa immobiliare in perdita?
Non è possibile. Pare piuttosto una strategia di spoliazione sistematica, che s’è avvalsa di potenti connivenze politiche.
Oggi il Comune promuove gruppi musicali, cabarettisti e campioni sportivi, offre il divertimento, lo spasso, le baldorie
E si scorda della produzione di beni, del valore aggiunto, del lavoro dignitoso, della vera ricchezza, materiale e morale.
Trasferisce agli imprenditori locali la fondamentale missione pubblica d’incentivare gli insediamenti industriali nel suo territorio: interessi collettivi impropriamente mediati dalle private aspettative di profitto, come alle aree ex TRW.
Nell’assenza di quell’etica pubblica che obbligherebbe alla rigorosa indagine sulla natura degli errori commessi e le responsabilità collegate.

