Tra la crisi climatica dei quartieri nord, il destino di via Goito e il caso “Cubone”: la mobilitazione scolastica e cittadina lancia la sfida all’urbanistica del cemento: il 16 ottobre Livorno scende in piazza per il verde.
Una metafora fotografa la sofferenza ambientale in cui versano ampie porzioni di Livorno, quella offerta direttamente dal Canto X dell’Inferno di Dante Alighieri. Lì Farinata degli Uberti è intrappolato in un’arca infuocata e condannato a bruciare in un eterno e asfissiante forno di calore. Nell’estate 2026 la sensazione di molti cittadini è stata la medesima: quella di essere “cotti” a puntino dentro una gigantesca teglia di cemento e asfalto.
A Livorno, d’altronde, la farinata evoca immediatamente la nostra amata torta di ceci. E sembra veramente che l’Amministrazione comunale abbia scambiato i quartieri per un forno da pizzeria. Con le colate di cemento che continuano a soffocare i quartieri nord, i discussi progetti speculativi nell’area di via Bandi, la pavimentazione della Tettoia Rossa e lo spettro dello sgombero per lo storico polmone autogestito degli Orti Urbani di via Goito, la politica locale pare abbia ordinato un “Cinque e cinque”: metà cubature e metà speculazione edilizia.
I dati ISPRA: Livorno sul podio nero della cementificazione
I numeri dimostrano che la percezione dei Livornesi è supportata da impietosi riscontri statistici. Secondo l’ultimo Rapporto ISPRA sul consumo del suolo, la Toscana conta ormai 142.096 ettari di territorio cementificato, pari al 6,20% dell’intera superficie regionale. Ma è analizzando la mappa delle singole province che emerge il caso critico della nostra costa: la provincia di Livorno si piazza al terzo posto in Toscana per consumo di suolo con il 10,22% di territorio coperto da superfici artificiali, subito dietro alle storiche aree urbanizzate di Prato e Pistoia.
Se si stringe l’obiettivo sul solo territorio comunale, lo scenario si fa ancora più allarmante. Il Comune capoluogo presenta un tasso di superfici impermeabilizzate urbane che sfiora il 28% nelle aree antropizzate, posizionando la città labronica al 19° posto nazionale per i Comuni oltre i 100.000 abitanti. Solo negli ultimi cinque anni censiti, i database scientifici registrano 14 ettari di suolo naturale andati perduti a Livorno. Secondo i dati elaborati da ARPAT Toscana, a Livorno il consumo di suolo pro capite ha raggiunto i 388 m²/abitante, ben oltre la già preoccupante media nazionale di 366 m²/ab.
Dalla Scopaia a Levante: le ferite aperte del territorio
Giustamente si è pertanto scatenata la dura opposizione dei comitati territoriali. Il simbolo più lampante di questa stagione è il famigerato “Cubone” alla Scopaia: un maxi-impianto sportivo indoor da 2.000 metri quadri (finanziato con fondi PNRR) il cui cantiere in via San Marino ha comportato il sacrificio di un’area verde naturale a ridosso del rio Felciaio, nonostante le proteste e la proposta dei residenti di recuperare aree dismesse e già cementificate come l’ex Labrogarden. Non meno impattante è stata la storica lottizzazione del Nuovo Centro di Levante, un comparto che negli anni ha progressivamente sostituito ampie porzioni di suolo agricolo e naturale con centri commerciali, corsie d’asfalto e complessi residenziali. Interventi giustificati dal Comune come risposte ai servizi e alla modernizzazione della città, ma contestati dai movimenti ecologisti perché sono gigantesche trappole termiche che privano la zona sud della sua originaria permeabilità idraulica e climatica.
Verso una Vertenza Generale per il territorio
L’obiettivo dichiarato dalle sigle e dai comitati promotori deve essere chiaro: trasformare la giornata del 16 ottobre nella piattaforma di lancio per una vera e propria Vertenza Generale per il recupero del verde a Livorno. Una mobilitazione permanente che metta sul tavolo rivendicazioni non più rimandabili:
Il 16 ottobre Livorno è chiamata a rispolverare la sua anima più fiera e sdegnosa, proprio come il Farinata dantesco che emergeva a petto in fuori dal fuoco. “Come avesse l’inferno in gran dispitto…” sarà l’occasione per dimostrare che la torta della cittadinanza ha una “crostina” dolce e dorata ma anche dura e che, davanti ai progetti d’asfalto e di cemento, è pronta
